Padre Luigi Tezza: la nascita delle Figlie di San Camillo e il silenzio dell’amore (Parte 3)
La Provvidenza divina non agisce mai per caso, ma tesse i suoi fili invisibili unendo cuori e storie per compiere opere straordinarie.
Nel 1889, dopo aver speso diciotto anni di fecondo apostolato in Francia, Padre Luigi Tezza venne eletto Vicario Generale e Procuratore dell’Ordine Camilliano, facendo così ritorno definitivo a Roma.
Nel suo cuore custodiva un desiderio profondo, maturato proprio in terra francese: dare vita a un gruppo di donne consacrate che potessero esprimere, con la sensibilità tipica del genio femminile, l’amore misericordioso verso i malati e i sofferenti.
Quel disegno divino stava per fiorire attraverso un incontro che avrebbe cambiato per sempre la storia della carità.
L’incontro provvidenziale e la nascita dell’Istituto
Il 17 dicembre 1891, durante un corso di esercizi spirituali che Padre Luigi stava predicando presso le suore di Nostra Signora del Cenacolo a Roma, avvenne l’incontro decisivo.
Tra le partecipanti vi era una giovane donna di trentadue anni, Giuditta Vannini (oggi Santa Giuseppina Vannini).
Orfana fin dall’infanzia e desiderosa di consacrarsi interamente a Dio, Giuditta aveva tentato più volte di entrare in altre congregazioni religiose, ma era sempre stata rimandata a causa della sua salute cagionevole.
Durante un colloquio spirituale, ella confidò a Padre Tezza le sue profonde inquietudini e la ricerca sofferta della propria strada.
Padre Luigi, illuminato dallo Spirito Santo, riconobbe in quella giovane l’anima eletta da Dio per realizzare la grande opera.
Senza esitare, le propose di collaborare con lui per dare inizio a un nuovo Istituto di vita consacrata dedito al servizio degli infermi, secondo lo spirito e il carisma di San Camillo de Lellis.
Dopo alcuni giorni di intensa preghiera, Giuditta accettă con entusiasmo la proposta.
Il 2 febbraio 1892, nel cubiculum della Casa Generalizia della Maddalena (la stanza-cappella dove morì San Camillo), il Superiore Generale Padre Giovanni Mattis, assistito da Padre Luigi Tezza, conferì lo scapolare con la croce rossa camilliana a Giuditta e alle sue prime due compagne, dando ufficialmente inizio alla vita comune del primo nucleo in una modesta abitazione in Via Merulana 141.
Poco dopo, il 19 marzo 1892, Giuditta ricevette l’abito religioso e assunse il nome di Suor Maria Giuseppina, diventando la prima Superiora della nascente comunità delle Figlie di San Camillo.
Il carisma camilliano vestito di maternità
Padre Luigi Tezza comprese che la cura dei malati non poteva limitarsi a un’assistenza puramente tecnica o fredda.
Con la fondazione delle Figlie di San Camillo, egli volle sviluppare ed esprimere la dimensione femminile del carisma camilliano, arricchendolo di quelle doti e sfumature che appartengono intimamente alla donna: la tenerezza, l’accoglienza, la sensibilità, l’intuizione e la capacità di farsi carico del dolore dell’altro.
Egli chiedeva alle sue suore di accostarsi al letto del malato non come semplici infermiere, ma “con cuore di madre”, riprendendo la celebre esortazione di San Camillo de Lellis, il quale insegnava a servire gli infermi con lo stesso amore e premura che una madre amorevole ha verso il suo unico figlio malato.
Padre Luigi stesso incarnava questo spirito di carità: amava aprire la finestra della sua stanza all’Ospedale di San Giovanni per riempirsi i polmoni del “profumo di carità” che saliva dalle corsie dei malati sottostanti.
La prova del Calvario: la calunnia e il silenzio eroico
Ogni grande opera di Dio è segnata dal mistero della Croce, e anche per Padre Tezza giunse l’ora del Calvario, che coincise con il periodo più doloroso della sua esistenza.
Tra il 1893 e il 1895, mentre la Congregazione cresceva rapidamente, la dolcezza, la paterna affabilità e la carità di Padre Luigi verso le sue figlie spirituali vennero gravemente travisate e male interpretate da insinuazioni malevole e calunniose provenienti dall’interno del mondo ecclesiastico.
Di fronte a queste ingiuste accuse e dicerie, la reazione di Padre Luigi fu di una grandezza spirituale e di un’umiltà eroica sconvolgenti.
Quando un suo stimato confratello, padre Gioacchino Ferrini, gli consigliò vivamente di difendersi ed esigere un processo formale a propria giustificazione per far trionfare la verità, Padre Tezza rispose con forza e decisione:
«Questo non sarà mai!»
Padre Luigi Tezza
Fedele al suo programma di santità scritto nel 1868, in cui prometteva di “abbracciare volentieri per amore del Cuore di Gesù, senza mai lamentarsi, ogni maniera di afflizioni, disprezzi e disonori”, egli scelse la via del silenzio e dell’abbandono fiducioso nelle mani di Dio.
Per tutelare la nascente opera ed evitare scandali, accettò serenamente di essere allontanato fisicamente dall’Istituto e dalle figlie che aveva spiritualmente generato, offrendo la sua immensa sofferenza interiore affinché la Congregazione potesse prosperare in santità.
Fu una prova lacerante, ma vissuta con una pace profonda che solo l’unione intima con il Crocifisso può donare.
Un cammino di preghiera: Inizia la Novena al Beato Luigi Tezza
Cari amici, lettori e sorelle, la straordinaria testimonianza di Padre Luigi Tezza ci ricorda che l’amore vero sa anche soffrire e immolarsi nel silenzio per il bene degli altri.
Vi ricordiamo che domani, giovedì 17 settembre, inizia sul nostro sito la Novena di preghiera in preparazione alla festa del Beato Luigi Tezza (che celebreremo solennemente sabato 26 settembre, nel giorno del suo transito al Cielo).
Sarà un’occasione preziosa per raccoglierci in preghiera, invocare la sua intercessione per i nostri ammalati e chiedere a Dio la grazia di saper amare, come lui, con un “cuore di madre”
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Questo ciclo di articoli attinge direttamente alle fonti storiche ufficiali custodite nella nostra biblioteca.
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