Ospedale San Camillo di Treviso Chiusura 75 anni di Fondazione
Martedì 28 ottobre
Dopo una settimana di “peregrinatio” della reliquia del cuore di San Camillo, arrivata specialmente da Roma, si sono conclusi i festeggiamenti in occasione del Giubileo dei 75 anni di fondazione dell’Ospedale San Camillo di Treviso, con una solenne celebrazione eucaristica venerdì 28 ottobre presieduta dal vescovo di Treviso, Mons. Michele Tomasi, accompagnato dal diacono Gianni Donadi e concelebranti: Padre Felice Chech e Padre Marino Marchesan camilliani; Don Lucio Bonomo, Rettore del Collegio Pio X; Don Stefano Chioatto, delegato della vita consacrata; Don Fabio Franchetto, Cancelliere vescovile, e Don Eraldo Modolo, cappellano della comunità.
In questa occasione, le nostre sorelle hanno celebrato i loro giubilei di professione religiosa: 70 anni per Suor Carmelina Odorizzi, 50 anni per Suor Vanda Accini, e 25 anni per Suor Solange Sawadogo.
Presenti anche il Sindaco di Treviso, Sig. Mario Conte, autorità civili, militari e della polizia, rappresentanti della Croce Rossa, nonché gruppi di sorelle provenienti dalle comunità di Trento, Bondo, Torre de Picenardi, Brescia e Cremona, familiari delle religiose, personale medico-sanitario, amici e collaboratori.
Una giornata ricca di gratitudine e riconoscenza per i 75 anni di presenza delle Figlie di San Camillo nel territorio trevigiano, che ha voluto ricordare le origini fatte di carità e dedizione, aprendo la strada al servizio con il carisma di San Camillo. Ricordiamo anche il Giubileo della sua Conversione, celebrato quest’anno, che ricorrono 450 anni (2 febbraio 1575).
Tre sono i Giubilei che si intrecciano in questa occasione:
il Giubileo della Speranza, il Giubileo di San Camillo e il Giubileo della fondazione dell’Ospedale di Treviso. Tre celebrazioni che ci invitano a riconoscere le meraviglie che Dio opera nelle sue creature attraverso la misericordia.
La Speranza, tema centrale del Giubileo della Chiesa, ci guida in un cammino di rinnovamento, riconciliazione e conversione; proprio come San Camillo, che intraprese il suo cammino di fede e misericordia dopo l’incontro con Dio.
I 75 anni di fondazione ci invitano a ritornare ai fondamenti del Vangelo e del nostro carisma, ricordando con gratitudine le sorelle che ci hanno preceduto e accompagnando con affetto e preghiera la comunità odierna che continua questa opera di misericordia.
Auguri a tutti!
Galleria Fotografica
Video della Celebrazione Frammenti
Omelia di Mons. Michele Tomasi
Trascrizione audio
Camillo è stato soldato di ventura, dedito al gioco, potremmo dire un brigante più o meno. È stato a lungo malato, provato, è stato lui oggetto di cure a lungo in ospedale, le piaghe al piede l’hanno portato per ben due volte di entrare dove ha vissuto il momento della sua conversione
È stato l’uomo che i briganti hanno assalito e soprattutto è stato colui che a un certo punto della sua esistenza “ha visto”, ha avuto compassione, e si è preso cura, è stato il buon samaritano. Una domanda che ci fa Papa Francesco “tu chi sei, in questa parabola?” (Fratelli Tutti).
San Camillo può dire “io sono stato … ma sono anche il buon samaritano” e ci sta dicendo, come già diceva Papa Francesco, potreste essere anche voi, e sicuramente in alcuni momenti dell’esistenza, della vita, sarete quell’uomo, quella persona che è stata lì ai margini della strada.
La vostra vocazione, però, è questa: essere quello che cammina, che appare, che va verso i suoi compiti, ma che “vede” la persona nella necessità, a differenza degli altri due, che pure hanno visto; lui ne ha compassione e “si ferma”, si prende cura, versa olio sulle sue ferite, lo prende con sé sulla cavalcatura, lo porta alla locanda, lo affida al Locandiere, lascia due denari perché se ne prenda ancora cura se ne avesse ancora bisogno e poi va via.
Ma per la persona colpita quell’incontro è stata la provvidenza, lo è stato sicuramente quel Buon Samaritano, è l’immagine viva e vivente che è Gesù che viene, ci guarda, prova compassione per noi, versa sulle nostre ferite l’olio della consolazione, il balsamo della salvezza, che non solo versa le due monete ma, in cambio di trenta denari, accetta di donare la vita e Lui è l’unico Giusto per aprire le vie della salvezza.
Abbiamo una reliquia, un cuore che ci dice, non tanto che dobbiamo fermarci all’immagine ma dobbiamo vedere “cosa” e “di che cosa” questa reliquia di quel cuore è immagine, che ha “palpitato vivo” che ha saputo donare tutto se stesso e “ha saputo motivare” altri a donare se stessi per la cura degli ammalati, dei deboli e dei fragili, che ha saputo entrare in quelle nascenti istituzioni sanitarie nel 1500.
Che ha saputo trasformarle in un luogo verso il quale la popolazione, anche i più ricchi e i più nobili, potevano avere fiducia. È stato un buon amministratore, ha saputo amministrare bene facendo in modo che non si chiedessero soldi, per coloro che per amore danno la vita davvero, che versano le loro risorse perché potessero essere curati al meglio gli ammalati, i soli, gli abbandonati.
Un cuore che sappia amare, ha saputo amare all’altezza dei suoi tempi, suscitare tanti esempi e tante altre vocazioni alla santità, al servizio, al dono di sé, per i fratelli e le sorelle: Santa Giuseppina Vannini, Beato Luigi Tezza e tanti altri, che in questa chiesa, in questa Comunità di cura che vede, che guarda con compassione e che sa dare consolazione, sollievo cura e, per grazia di Dio, spesso guarigione, ma sempre un luogo dove le persone vengono colte nel loro essere veramente persone amate e protette dal Signore.
È stato l’uomo che si è convertito ed è stato perseverante poi, nella fede del Signore ed è stato “padre di perseveranza” per tanti e per tante.
E voi sorelle oggi che celebrate e ringraziate il Signore per l’anniversario della vostra consacrazione al Signore in questa vita di servizio siete, a vostra volta, testimoni di perseveranza nel servizio, nella cura, nella compassione, nell’amore, nel dono di sé; quindi è bello che noi insieme ringraziamo il Signore anche per il vostro ministero, per il vostro dono, per la vostra generazione, e per le grande opere che il Signore ha compiuto attraverso di voi e che ancora compirà con la sua grazia e col vostro rinnovato sì.
San Paolo dice come fare il bene, c’è accetta come ovvio che dobbiamo fare sempre bene, dobbiamo davvero evitare tutto ciò che sappiamo, anche da lontano, di male, di egoismo, di sopraffazione, di arroganza.
Ma una volta che abbiamo con lui preso questa decisione, imitiamolo e seguiamo i suoi insegnamenti. Il Signore è stato uno di questi maestri.
Detestate il male, attaccatevi al bene. Amatevi gli uni gli altri con l’affetto fraterno, galleggiate nello stimarvi a vicenda.
Come diventano più belli i luoghi della convivenza civile e sociale, come diventano più vivibili ed efficaci e efficienti i luoghi del lavoro, se si galleggia nello stimarci a vicenda.
Non siate pigri nel fare il bene, siate ferventi nello spirito. Servite il Signore. In ogni ammalato serviamo il Signore. In ogni persona debole e fragile serviamo il Signore. In ogni fratello e sorella che incontriamo nella nostra vita e che ha bisogno di noi serviamo il Signore.
Ma come? Siate lieti nella speranza. Lieti, lieti perché la vita viene dal Signore e il Signore ci aspetta al prossimo passo per tirarci su, per guidarci, per darci gioia e consolazione, davvero speranza.
Siate lieti, state molto lieti nella vita, di fronte a ogni fatica, ogni difficoltà, state molto sorridenti, molto amico, con una presenza calda, non il freddo dovere, ma con calma e amore sono qui per te, per quello che posso fare, anche se non è sempre sufficiente, ma è una pienezza dell’amore di Dio, costante nella tribolazione.
Nella disponibilità delle sorelle e dei fratelli consacrate il Signore nel, carisma di San Camillo, a essere vicini agli ammalati e anche e a costo della propria vita.
Perseveranti nella preghiera, che non è lì per preghiere soltanto, ma è respirare del dialogo con il Signore, sapere che ogni istante è alla Sua presenza, al Suo cospetto e sotto la Sua benedizione.
Condividete le necessità dei Santi, di tutti coloro che sono legati a voi da vincoli di uguale umanità e dignità di fronte al Signore e siate premurosi nell’ospitalità, siate capaci di dare spazio agli altri, di avere un posto per loro, certo nella struttura, ma prima ancora nel cuore.
Quel cuore che è l’immagine del cuore stesso di Dio, quel cuore di Dio che è l’immagine dell’amore infinito che governa l’universo.
Ringraziamo il Signore per queste testimonianze e chiediamo a noi di essere degni di questa grande protezione, di questi grandi Maestri e chiediamo al Signore almeno un po’ di convertirci anche noi.
Per le volte che siamo briganti chiediamo perdono, per le volte che siamo l’uomo ferito e colpito, chiediamo aiuto e per le volte che sappiamo essere, buoni samaritani, ringraziamo il Signore.


