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Città del Vaticano, 9/2/2014
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PROGETTI E MOMENTI
Discorsi
 
Progetti e momenti: DISCORSI
Di seguito riportiamo la traccia del discorso tenuto da Sua Eminenza Rev.ma Cardinal JOSÉ L. REDRADO, Segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, in occasione dell'apertura dell'anno accademico 2007-2008 e dell'inizio dei festeggiamenti per il 25° Anniversario della Scuola Infermieri "Padre Luigi Tezza" di Roma.

Tavola Rotonda:
L’uomo e il bisogno di assistenza

25° Scuola Infermieristica “PADRE Luigi Tezza”
Roma, 1 dicembre 2007

EDUCARE, FORMARE,
CURARE E PRENDERSI CURA


Sua Eminenza Rev.ma
Cardinal JOSÉ L. REDRADO,
Segretario del Pontificio Consiglio
per la Pastorale della Salute
  1. un’urgenza
  2. una missione condivisa
  3. un impegno costante
  4. una responsabilità
  1. I giovani, le nuove generazioni si aspettano dalla Scuola – Università – una proposta seria, impegnativa e capace di rispondere al contesto di vita, alle perenni domande sul senso della propria esistenza e del servizio alla società; qui, nella Scuola Infermieristica, ci si forma per il servizio alla salute integrale dell'uomo. Il primato della Scuola sarà, perciò, formare l’uomo, promuoverlo verso il bene autentico; promuoverlo per “fare” ma, nello stesso tempo, il “fare” non deve oscurare “l’essere”; perciò la Scuola è chiamata a realizzare una missione grande di aiuto, a ricomporre l’equilibrio fondamentale di cui ognuno ha bisogno per dare alla propria esistenza un solido fondamento e una valida finalità.
    Così hanno fatto i grandi maestri ed educatori. Prima di Cristo, i grandi maestri del mondo greco, tra loro Socrate, hanno aiutato a cercare la verità ed hanno elaborato dottrine pedagogiche di elevato valore. Con il cristianesimo, l’educazione subì una svolta di grande importanza. Nel Vangelo, Cristo si presenta come Maestro, Egli è il cammino, la verità, la vita.
    Grandi Maestri furono molti Padri della Chiesa: Agostino, Ambrogio, Giovanni Crisostomo, Tommaso d’Aquino, il pedagogista boemo Giovanni Amos Comenio (1592-1670), Giovanni Enrico Pestalozzi (1746-1827) difensore del ruolo educativo della figura materna, San Giovanni Bosco (1815-1888) protagonista di una grande impresa educatrice di tutti i tempi … E tanti altri Istituti, Università della Chiesa, i teologi, i Papi come Benedetto XVI…

  1. Una Scuola Infermieristica cattolica come la nostra non può limitarsi ad offrire un servizio scolastico, pur apprezzato e scientificamente qualificato; la sua missione spinge a fare della cultura uno degli strumenti che qualificano per una parte l’identità, la preparazione e lo sviluppo della persona e per l’altra di creare realtà per una relazionalità interpersonale per una maggiore efficacia nella vita e nelle responsabilità sociali, e questa seconda parte è tanto ricca e amplia sul tema sanitario.
    Perciò, il compito formativo si qualifica per l’attenzione che viene data alla persona e per il suo slancio di portare a tutti quello che si è imparato, come un servizio alla società.

  1. La Congregazione per l’Educazione Cattolica ha pubblicato un Documento con data 8 settembre 2007 con il seguente titolo:

“Educare insieme nella Scuola Cattolica”
Missione condivisa di persone consacrate e fedeli laici.

I tre grandi capitoli del Documento sono: I. La comunione nella missione educativa; II. Un cammino di formazione per educare insieme; III. La comunione per aprirsi agli altri.
L’ambiente educativo è il luogo di apertura alla realtà esterna e non ripiega su se stessa.
Educare in comunione ed alla comunione significa orientare gli studenti a crescere come persone, capaci di aprirsi progressivamente alla realtà e di formarsi una determinata concezione di vita, che li aiuti ad allargare il loro sguardo, e il loro cuore al mondo che li circonda, con capacità di lettura critica, senso di responsabilità e volontà d’impegno costruttivo” (cf. n. 43).
“… La Scuola cattolica si pone come fermento cristiano del mondo: in essa, l’alunno impara a superare l’individualismo e a scoprire, alla luce della fede, di essere chiamato a vivere in maniera responsabile, una specifica vocazione all’amicizia con Cristo e in solidarietà con gli altri uomini …” (n. 46).

Un momento della cerimonia
un momento della cerimonia

Ecco la sfida culturale che si presenta oggi alla Chiesa, alle Istituzioni religiose, all’Università cattolica e a tutte le Scuole che portano il nome di cattoliche.
Perciò, la Chiesa e tutte le Istituzioni cattoliche che ad essa appartengono devono sforzarsi “per coinvolgere i giovani in un’esperienza formativa globale, per orientare ed accompagnare, alla luce della Buona Novella, la ricerca di senso che essi vivono, in forme inedite e spesso tortuose, ma con un’urgenza inquietante” (n. 54).
Si tratta, pertanto, che tutte le Scuole cattoliche siano “la casa e la scuola della Comunione” per gli uomini del nostro tempo.

  1. L’esperienza di 25 anni, vi aiuti a dare vita a quest’alta responsabilità. In questa grande cornice mettiamo la seguente tavola rotonda “sull’uomo e il bisogno di assistenza”. 

Si tratta di una assistenza integrale nella quale il “curare e prendersi cura” ha la sua massima espressione.  
Sì, è necessario imparare la tecnica, farla funzionare bene, applicarla adeguatamente, che la scuola formi dei buoni tecnici, infermieri bene preparati. Ma non basta per curare l’uomo; l’uomo non è solo corpo; ha bisogno, esige che lo guardiamo in faccia; dobbiamo curare e prendersi cura: ecco il bisogno dell’uomo, essere assistito totalmente, integralmente. Il rischio è fermarsi in quello che si soffre: questa o quella malattia; ma chi si ferma a vedere la persona che soffre? Persona che dobbiamo conoscere, ascoltare, amare, mantenere la speranza aiutandola ad affrontare la realtà, una speranza che dia significato a quello che succede.
Un’icona preziosa del curare e prendersi cura la troviamo nel buon samaritano, parabola raccontata dall’Evangelista Luca (10, 25-37).
Ecco l’atteggiamento del Samaritano che si trova davanti al bisognoso: fermarsi, avere tempo, disponibilità, dedizione, compassione, “mosso a compassione”; gli si muovono le viscere, il cuore che non ha paura di amare.
Un amore che non si ferma nel fare, ma che è presenza, sguardo, ascolto, tono della voce, modo di curare.

“Và e fa tu lo stesso”, è lo spinta della parabola.