Di seguito riportiamo la traccia del discorso tenuto da Sua Eminenza Rev.ma Cardinal JOSÉ L. REDRADO, Segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, in occasione dell'apertura dell'anno accademico 2007-2008 e dell'inizio dei festeggiamenti per il 25° Anniversario della Scuola Infermieri "Padre Luigi Tezza" di Roma.
Tavola Rotonda:
L’uomo e il bisogno di assistenza
25° Scuola Infermieristica “PADRE Luigi Tezza”
Roma, 1 dicembre 2007 |
EDUCARE, FORMARE,
CURARE E PRENDERSI CURA
Sua Eminenza Rev.ma
Cardinal JOSÉ L. REDRADO,
Segretario del Pontificio Consiglio
per la Pastorale della Salute
- un’urgenza
- una missione condivisa
- un impegno costante
- una responsabilità
- I giovani, le nuove generazioni si aspettano dalla Scuola – Università – una proposta seria, impegnativa e capace di rispondere al contesto di vita, alle perenni domande sul senso della propria esistenza e del servizio alla società; qui, nella Scuola Infermieristica, ci si forma per il servizio alla salute integrale dell'uomo.
Il primato della Scuola sarà, perciò, formare l’uomo, promuoverlo verso il bene autentico; promuoverlo per “fare” ma, nello stesso tempo, il “fare” non deve oscurare “l’essere”; perciò la Scuola è chiamata a realizzare una missione grande di aiuto, a ricomporre l’equilibrio fondamentale di cui ognuno ha bisogno per dare alla propria esistenza un solido fondamento e una valida finalità.
Così hanno fatto i grandi maestri ed educatori. Prima di Cristo, i grandi maestri del mondo greco, tra loro Socrate, hanno aiutato a cercare la verità ed hanno elaborato dottrine pedagogiche di elevato valore. Con il cristianesimo, l’educazione subì una svolta di grande importanza. Nel Vangelo, Cristo si presenta come Maestro, Egli è il cammino, la verità, la vita.
Grandi Maestri furono molti Padri della Chiesa: Agostino, Ambrogio, Giovanni Crisostomo, Tommaso d’Aquino, il pedagogista boemo Giovanni Amos Comenio (1592-1670), Giovanni Enrico Pestalozzi (1746-1827) difensore del ruolo educativo della figura materna, San Giovanni Bosco (1815-1888) protagonista di una grande impresa educatrice di tutti i tempi … E tanti altri Istituti, Università della Chiesa, i teologi, i Papi come Benedetto XVI…
- Una Scuola Infermieristica cattolica come la nostra non può limitarsi ad offrire un servizio scolastico, pur apprezzato e scientificamente qualificato; la sua missione spinge a fare della cultura uno degli strumenti che qualificano per una parte l’identità, la preparazione e lo sviluppo della persona e per l’altra di creare realtà per una relazionalità interpersonale per una maggiore efficacia nella vita e nelle responsabilità sociali, e questa seconda parte è tanto ricca e amplia sul tema sanitario.
Perciò, il compito formativo si qualifica per l’attenzione che viene data alla persona e per il suo slancio di portare a tutti quello che si è imparato, come un servizio alla società.
- La Congregazione per l’Educazione Cattolica ha pubblicato un Documento con data 8 settembre 2007 con il seguente titolo:
“Educare insieme nella Scuola Cattolica”
Missione condivisa di persone consacrate e fedeli laici.
I tre grandi capitoli del Documento sono: I. La comunione nella missione educativa; II. Un cammino di formazione per educare insieme; III. La comunione per aprirsi agli altri.
L’ambiente educativo è il luogo di apertura alla realtà esterna e non ripiega su se stessa.
“Educare in comunione ed alla comunione significa orientare gli studenti a crescere come persone, capaci di aprirsi progressivamente alla realtà e di formarsi una determinata concezione di vita, che li aiuti ad allargare il loro sguardo, e il loro cuore al mondo che li circonda, con capacità di lettura critica, senso di responsabilità e volontà d’impegno costruttivo” (cf. n. 43).
“… La Scuola cattolica si pone come fermento cristiano del mondo: in essa, l’alunno impara a superare l’individualismo e a scoprire, alla luce della fede, di essere chiamato a vivere in maniera responsabile, una specifica vocazione all’amicizia con Cristo e in solidarietà con gli altri uomini …” (n. 46).

un momento della cerimonia
Ecco la sfida culturale che si presenta oggi alla Chiesa, alle Istituzioni religiose, all’Università cattolica e a tutte le Scuole che portano il nome di cattoliche.
Perciò, la Chiesa e tutte le Istituzioni cattoliche che ad essa appartengono devono sforzarsi “per coinvolgere i giovani in un’esperienza formativa globale, per orientare ed accompagnare, alla luce della Buona Novella, la ricerca di senso che essi vivono, in forme inedite e spesso tortuose, ma con un’urgenza inquietante” (n. 54).
Si tratta, pertanto, che tutte le Scuole cattoliche siano “la casa e la scuola della Comunione” per gli uomini del nostro tempo.
- L’esperienza di 25 anni, vi aiuti a dare vita a quest’alta responsabilità. In questa grande cornice mettiamo la seguente tavola rotonda “sull’uomo e il bisogno di assistenza”.
Si tratta di una assistenza integrale nella quale il “curare e prendersi cura” ha la sua massima espressione.
Sì, è necessario imparare la tecnica, farla funzionare bene, applicarla adeguatamente, che la scuola formi dei buoni tecnici, infermieri bene preparati. Ma non basta per curare l’uomo; l’uomo non è solo corpo; ha bisogno, esige che lo guardiamo in faccia; dobbiamo curare e prendersi cura: ecco il bisogno dell’uomo, essere assistito totalmente, integralmente. Il rischio è fermarsi in quello che si soffre: questa o quella malattia; ma chi si ferma a vedere la persona che soffre? Persona che dobbiamo conoscere, ascoltare, amare, mantenere la speranza aiutandola ad affrontare la realtà, una speranza che dia significato a quello che succede.
Un’icona preziosa del curare e prendersi cura la troviamo nel buon samaritano, parabola raccontata dall’Evangelista Luca (10, 25-37).
Ecco l’atteggiamento del Samaritano che si trova davanti al bisognoso: fermarsi, avere tempo, disponibilità, dedizione, compassione, “mosso a compassione”; gli si muovono le viscere, il cuore che non ha paura di amare.
Un amore che non si ferma nel fare, ma che è presenza, sguardo, ascolto, tono della voce, modo di curare.
“Và e fa tu lo stesso”, è lo spinta della parabola.
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