PICCOLA BIOGRAFIA DEL PADRE LUIGI TEZZA
Una vocazione precoce
Solo la volontà di Dio
L’idea della Fondazione
La Congregazione cresce
e si diffonde
Un distacco che lo sublimò
L’apostolo di Lima
Una vocazione precoce
Nacque a Conegliano Veneto (Treviso) il 1° novembre 1841 da
Augusto e Caterina Nedwiedt. La famiglia godeva di buona reputazione,
la madre era un’anima di Dio. Il padre esercitava la professione
medica e fu di grande esempio al piccolo Luigi, che imparò
da lui l’amore e la dedizione verso gli infermi.
A soli 8 anni perse suo padre. Fu un duro colpo per Luigi, che stava
crescendo presto in statura e in grazia. La madre si stabilì
a Padova nel 1853, per dar modo a suo figlio di proseguire gli studi.
Nel 1855, Luigi manifesta per la prima volta il desiderio di consacrarsi
a Dio. Scrive al camilliano P. Luigi Artini residente a Verona e
ottiene di frequentare i Camilliani.
Pur essendo figlio unico, decide di entrare come postulante. Ma
anche la madre aveva la stoffa di una santa: dopo aver venduto tutto
e distribuito il ricavato ai poveri, volle consacrarsi definitivamente
al Signore: entrò in convento e il 21 agosto del 1857, indossò
l’abito delle Monache della Visitazione, in Padova. Il 21
marzo 1859, pronunziò la professione perpetua prendendo il
nome di Sr Francesca Camilla. Sia nella vestizione che nella professione
– possiamo immaginare con quale emozione – fu presente
suo figlio Luigi.
Il giovane, intanto, con l’entusiasmo e l’ardore della
sua ferma volontà, nel 1858 pronunciò la professione
religiosa nell’Ordine dei Ministri degli Infermi, e il 21
maggio 1864, fu ordinato sacerdote.
Solo la volontà di Dio
Un desiderio intenso animava P. Tezza: essere missionario in terra
di missione; ma i superiori erano di parere diverso, ed egli obbedì
volentieri, poiché era determinato di cercare e fare sempre
e soltanto la volontà di Dio.
E la volontà di Dio divenne per lui la virtù e la
caratteristica che lo distinse; anche quando questa volontà
coincideva con la sofferenza e la croce. Basta quest’espressione
che scrisse in una lettera a un chierico, per comprendere il suo
amore all’obbedienza e alla croce: “...finché
questo caro legno bagnato dal Sangue di Gesù e dalle lagrime
di maria, non lo sentiamo profondamente piantato nel cuore, no,
mio caro, non possiamo dirci, e non siamo veramente di Dio. Stai
sicuro, saremo più felici, quanto più saremo della
croce gravati, anzi, ancor meglio, quando con Gesù saremo
crocifissi”.
In Francia, a Cuisery c’era bisogno di un Maestro dei novizi:
vi fu inviato nel 1871 P. Luigi Tezza, che fondò la nuova
casa di Lille, divenendo poi anche Vicario Provinciale della provincia
francese.
Nello svolgimento di questi incarichi, non perse mai di vista la
pastorale degli infermi nelle case private e negli ospedali, poiché
era assorbito dallo spirito del suo Fondatore: San Camillo de Lellis;
si dedicava altresì alla predicazione di ritiri spirituali
e al sacramento della Penitenza.
Nel 1880, si verificò in Francia la persecuzione contro la
Chiesa. La casa di Cuisery fu occupata, nonostante che il popolo
manifestasse pubblicamente il suo dissenso. Padre Tezza venne in
Italia, ma nel 1881, non appena cambiò la situazione politica,
ritornò a Lille come superiore e nel 1885, fu nominato Provinciale
della Provincia Francese.
Nel 1889, essendo stato eletto Consultore Generale, tornò
a Roma e fu designato alla comunità ospedaliera del S. Giovanni.
L’idea della Fondazione
Imitatore profondo di San Camillo, sognava un istituto femminile
che più naturalmente potesse darsi agli infermi con quell’”affetto
materno” che fu la caratteristica voluta dal Fondatore, per
i suoi figli.
Non era certamente facile iniziare e trovare le persone giuste,
soprattutto al principio. Si affidò alla preghiera e alla
Provvidenza. E questa, non tardò a farsi viva attraverso
quelle vie misteriose che sembrano casuali, ma che in realtà
sono indicate dalla invisibile e onnipotente mano di Dio.
Non fu casuale infatti che il predicatore incaricato per un ritiro
per signore e signorine francesi residenti a Roma e organizzato
dalle Suore di Nostra Signora del Cenacolo, venisse meno all’impegno.
Padre Tezza lo sostituì. In quel gruppo di giovani, c’era
anche la romana Giuditta Vannini, che, come P. Luigi, conosceva
bene il francese. Era una ragazza già maturata dall’esperienza
e dalla sofferenza; orfana di padre e di madre, più volte
tentò di consacrarsi a Dio, tuttavia aveva dovuto sempre
desistere per motivi di salute.
In un colloquio privato, la Vannini aprì il suo animo al
predicatore: parlò dei suoi propositi, delle sue sconfitte,
delle sue aspirazioni. Mentre P. Luigi l’ascoltava per la
prima volta, andava scoprendo in lei una rara saggezza e una matura
spiritualità. Gli venne spontaneo così pensare a lei
per quell’idea della fondazione: oggi si può dedurre
– a fatti avvenuti – che la coincidenza, e l’ispirazione
del Padre, fossero stati voluti veramente da Dio.
P. Tezza non mise tempo in mezzo. Le propose quella possibilità,
prospettandole l’idea, la fondazione, lo spirito di San Camillo.
Giuditta volle prender tempo per una risposta definitiva. Pregò,
rifletté alla luce di Dio e finalmente accettò la
proposta mettendosi a disposizione del P. Luigi.
Così, nell’umiltà e nel silenzio, P. Tezza dette
vita alla sua fondazione. Col permesso dei superiori e l’autorizzazione
del Cardinal Vicario, il 2 febbraio 1892, festa della Purificazione
di Maria Santissima e anniversario della conversione di San Camillo
de Lellis, Giuditta con due compagne, furono affiliate all’Ordine
dei Ministri degli Infermi e ricevettero lo scapolare con la croce
rossa.
Il Generale dei Camilliani, P. Giovanni Mattis, fu preside della
cerimonia, prima della celebrazione della Santa Messa, che ebbe
luogo alla casa generalizia della Maddalena, nella stanza dove morì
San Camillo, trasformata in cappellina.
Le tre compagne presero possesso di un piccolo appartamento in Via
Merulana, 141. Così, nella solitudine, nel silenzio, nella
preghiera e nel lavoro, si preparavano a ricevere il santo abito,
per poter diventare Figlie di San Camillo.
Nella festa di San Giuseppe, il 19 marzo del 1892, indossò
l’abito religioso Giuditta che prese il nome di Suor Maria
Giuseppina e divenne la prima superiora della piccola comunità.
E’ facile immaginare la gioia del Padre, delle sue prime Figlie
e dei Camilliani presenti. Era nata una nuova Congregazione, con
piccoli mezzi, nella povertà più estrema, ma con grande
fiducia in Dio, nella Vergine Santa, in San Giuseppe, scelto a speciale
protettore e sotto lo sguardo paterno di San Camillo de Lellis.
La Congregazione cresce e si diffonde
Come accadde per la Compagnia nascente di San Camillo così
per la Congregazione delle sue Figlie, a Roma si sparse ben presto
la notizia della loro squisita carità. Le vocazioni fiorivano;
la piccola casa di Via Merulana divenne insufficiente. Un’abitazione
più accogliente fu trovata in Via Giusti. Nel dicembre 1892
le Camilliane erano già 14. L’anno successivo aprirono
a Cremona: lo spirito di San Camillo s’espandeva, dietro la
guida oculata e prudente del Servo di Dio e della Confondatrice.
P. Tezza non manca di istruire le sue figlie. Ogni giorno tiene
loro una conferenza sul carisma camilliano, sul modo evangelico,
pratico e intelligente di accostare gli infermi. Nella sue ispirate
esortazioni, era ricorrente l’invito di Gesù, che insegna
a vedere nei più piccoli il suo stesso volto; inoltre suggeriva
i modi di accostare i malati, d’impersonare e di emulare le
sensazioni e gli affetti di una madre, che cura il suo unico figlio
infermo.
Ma non basta un’istruzione approssimativa. Occorre anche una
preparazione professionale; e le Figlie di San Camillo, spinte dal
P. Tezza e da Madre Giuseppina, vengono inviate alla scuola “San
Giuseppe” in Roma, per religiose infermiere. Pur tuttavia
Padre Luigi ricordava sempre loro che, laddove era necessaria la
scienza, doveva peraltro primeggiare l’amore e la carità.
Il 21 giugno 1909, il Cardinal Vicario Pietro Respighi, approvò
le Regole e le Costituzioni delle “Figlie di San Camillo”,
durante il Pontificato di Pio X, elevando l’Istituto a Congregazione
di diritto diocesano.
Arrivavano intanto da diversi punti d’Italia richieste di
fondazioni: dopo Cremona, Mesagne (Br), Rieti, Brescia, S. Bassano.
Il testo della “Formula di vita” che San Camillo dette
ai suoi religiosi, fu lo stesso scelto da P. Tezza per le Figlie.
Servire Cristo nei malati, evangelizzare con la carità, morendo
a se stesso, per vivere in Cristo e Cristo Crocifisso. Una “formula”
collaudata, che ha prodotto garanzie di santità: la Madre
Giuseppina Vannini è stata beatificata da Giovanni Paolo
II, il 16 ottobre 1994.
Un distacco che lo sublimò
I santi sono sempre passati attraverso il crogiolo della prova:
è un evento ineluttabile poiché attraverso quella
è passato anche il Maestro Divino, una prova che dopo un
processo calunnioso, portò Gesù alla passione e alla
croce. Dunque, è impossibile sfuggire – come discepoli
– dalla “via dolorosa” del Maestro. Così
il Servo di Dio, fu ingiustamente accusato all’Autorità
Ecclesiastica. Avrebbe potuto difendersi e umiliare gli avversari:
ma come Gesù, tacque e si affidò alla volontà
di Dio.
Nel 1898, libero da ogni incarico di Consultore, ritornò
in Francia a Lille. La lontananza dalle Figlie gli fu causa di sofferenza,
ma non di abbattimento. Il suo conforto era sapere che la Congregazione
cresceva in statura, grazia e santità; e di questo ne benediceva
Iddio.
Accadde poi che nel Perù, in seguito a una politica ostile
alle congregazioni religiose, la comunità dei Camilliani
di Lima, viveva separata da Roma. Vi furono inviati come visitatori,
P. Tezza e P. Ferroni. Essi con saggezza e autentico spirito religioso,
riuscirono a riunirla all’Ordine; ma mentre P. Ferroni tornò
in Italia, l’Arcivescovo di Lima invitò P. Tezza a
restare per un consolidamento della comunità.
Fu un restare “provvisorio” di 23 anni, sino alla fine
dei suoi giorni.
La Madre Giuseppina Vannini rimase sola alla guida della Congregazione.
La corrispondenza da Lima era lenta e insufficiente, ma densa di
fortezza e di autentica spiritualità. Il sacrificio del distacco
di Padre Luigi, si mutò in offerta volontaria, affinché
prosperasse l’Istituto, e le sue Figlie si mantenessero sempre
nel buon spirito, per essere guardate dal Signore come la pupilla
degli occhi suoi. Fu un’offerta gradita e accettata da Dio
e dal P. Luigi vissuta in pieno sino alla morte.
E i frutti non mancarono. La croce di San Camillo sull’abito
delle sue Figlie, si diffuse attraverso altre fondazioni, in Italia,
in Belgio, e in Argentina. Oggi è una Congregazione affermata
che opera in Europa, Asia, Africa, e America del Sud.
L’apostolo di Lima
P. Luigi Tezza, fu chiamato l’Apostolo di Lima.
Era un buon predicatore, soprattutto perché era anche un
testimone. Con somma devozione celebrava la Santa Messa.
Si dedicava alla formazione dei giovani e alla direzione spirituale.
Aveva infatti il dono dell’intuizione dei cuori e delle anime,
per guidarle nelle vie della perfezione cristiana e religiosa. L’amabilità
fu la virtù inseparabile nella sua vita. Soprattutto si sentiva
unito al Signore ai piedi della croce; considerava le croci grandi
e piccole come sommo e preziosissimo bene: “il vero ed inequivocabile
contrassegno delle opere del Signore”.
Fu nominato confessore nel Seminario Centrale dell’Archidiocesi
e di vari ordini di suore contemplative e di Congregazioni Religiose.
Membro dell’Amministrazione dell’Archidiocesi, Consultore
Episcopale nell’Assemblea dei Vescovi di Lima. Consigliere
del delegato Apostolico, Mons. Pietro Gasparri.
Il suo portamento nobile, la sua disponibilità forte e mite
fece sì che fosse paragonato alla statura di San Francesco
di Sales.
Provato dalle fatiche e instancabile buon Samaritano, spirò
santamente il 26 settembre 1923 a Lima, nella casa “Santa
Maria della Buena Muerte”, circondato dai suoi confratelli.
Tutta la città ne fu addolorata: Padre Luigi Tezza, fu presto
chiamato da tutti il santo di Lima.
Le sue spoglie, oggi riposano nella cappella della Casa Generalizia
delle Figlie di San Camillo, a Grottaferrata (Roma).