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Grottaferrata, 5/2/2012
Tutto l’essere trattiene il respiro


Grottaferrata, 4/2/2012
Un risveglio tutto bianco...


Roma, 4/2/2012
La vita di Gesù: una sveglia per la nostra società


Roma, 17/1/2012
Essenzialità, gratuità, ospitalità


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All’avanguardia nelle direttive della scienza
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Roma, 12/1/2012
Dall'Anno della fede un risveglio di gioia


India, 10/1/2012
L’incanto dell’amore consacrato
...fino all’ultimo respiro

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CHI SIAMO
Breve biografia del Beato Luigi TEZZA
 
Beato Luigi Tezza PICCOLA BIOGRAFIA DEL PADRE LUIGI TEZZA

Una vocazione precoce
Solo la volontà di Dio
L’idea della Fondazione
La Congregazione cresce e si diffonde
Un distacco che lo sublimò
L’apostolo di Lima

 

Una vocazione precoce
Nacque a Conegliano Veneto (Treviso) il 1° novembre 1841 da Augusto e Caterina Nedwiedt. La famiglia godeva di buona reputazione, la madre era un’anima di Dio. Il padre esercitava la professione medica e fu di grande esempio al piccolo Luigi, che imparò da lui l’amore e la dedizione verso gli infermi.
A soli 8 anni perse suo padre. Fu un duro colpo per Luigi, che stava crescendo presto in statura e in grazia. La madre si stabilì a Padova nel 1853, per dar modo a suo figlio di proseguire gli studi.
Nel 1855, Luigi manifesta per la prima volta il desiderio di consacrarsi a Dio. Scrive al camilliano P. Luigi Artini residente a Verona e ottiene di frequentare i Camilliani.
Pur essendo figlio unico, decide di entrare come postulante. Ma anche la madre aveva la stoffa di una santa: dopo aver venduto tutto e distribuito il ricavato ai poveri, volle consacrarsi definitivamente al Signore: entrò in convento e il 21 agosto del 1857, indossò l’abito delle Monache della Visitazione, in Padova. Il 21 marzo 1859, pronunziò la professione perpetua prendendo il nome di Sr Francesca Camilla. Sia nella vestizione che nella professione – possiamo immaginare con quale emozione – fu presente suo figlio Luigi.
Il giovane, intanto, con l’entusiasmo e l’ardore della sua ferma volontà, nel 1858 pronunciò la professione religiosa nell’Ordine dei Ministri degli Infermi, e il 21 maggio 1864, fu ordinato sacerdote.


Solo la volontà di Dio
Un desiderio intenso animava P. Tezza: essere missionario in terra di missione; ma i superiori erano di parere diverso, ed egli obbedì volentieri, poiché era determinato di cercare e fare sempre e soltanto la volontà di Dio.
E la volontà di Dio divenne per lui la virtù e la caratteristica che lo distinse; anche quando questa volontà coincideva con la sofferenza e la croce. Basta quest’espressione che scrisse in una lettera a un chierico, per comprendere il suo amore all’obbedienza e alla croce: “...finché questo caro legno bagnato dal Sangue di Gesù e dalle lagrime di maria, non lo sentiamo profondamente piantato nel cuore, no, mio caro, non possiamo dirci, e non siamo veramente di Dio. Stai sicuro, saremo più felici, quanto più saremo della croce gravati, anzi, ancor meglio, quando con Gesù saremo crocifissi”.
In Francia, a Cuisery c’era bisogno di un Maestro dei novizi: vi fu inviato nel 1871 P. Luigi Tezza, che fondò la nuova casa di Lille, divenendo poi anche Vicario Provinciale della provincia francese.
Nello svolgimento di questi incarichi, non perse mai di vista la pastorale degli infermi nelle case private e negli ospedali, poiché era assorbito dallo spirito del suo Fondatore: San Camillo de Lellis; si dedicava altresì alla predicazione di ritiri spirituali e al sacramento della Penitenza.
Nel 1880, si verificò in Francia la persecuzione contro la Chiesa. La casa di Cuisery fu occupata, nonostante che il popolo manifestasse pubblicamente il suo dissenso. Padre Tezza venne in Italia, ma nel 1881, non appena cambiò la situazione politica, ritornò a Lille come superiore e nel 1885, fu nominato Provinciale della Provincia Francese.
Nel 1889, essendo stato eletto Consultore Generale, tornò a Roma e fu designato alla comunità ospedaliera del S. Giovanni.


L’idea della Fondazione
Imitatore profondo di San Camillo, sognava un istituto femminile che più naturalmente potesse darsi agli infermi con quell’”affetto materno” che fu la caratteristica voluta dal Fondatore, per i suoi figli.
Non era certamente facile iniziare e trovare le persone giuste, soprattutto al principio. Si affidò alla preghiera e alla Provvidenza. E questa, non tardò a farsi viva attraverso quelle vie misteriose che sembrano casuali, ma che in realtà sono indicate dalla invisibile e onnipotente mano di Dio.
Non fu casuale infatti che il predicatore incaricato per un ritiro per signore e signorine francesi residenti a Roma e organizzato dalle Suore di Nostra Signora del Cenacolo, venisse meno all’impegno. Padre Tezza lo sostituì. In quel gruppo di giovani, c’era anche la romana Giuditta Vannini, che, come P. Luigi, conosceva bene il francese. Era una ragazza già maturata dall’esperienza e dalla sofferenza; orfana di padre e di madre, più volte tentò di consacrarsi a Dio, tuttavia aveva dovuto sempre desistere per motivi di salute.
In un colloquio privato, la Vannini aprì il suo animo al predicatore: parlò dei suoi propositi, delle sue sconfitte, delle sue aspirazioni. Mentre P. Luigi l’ascoltava per la prima volta, andava scoprendo in lei una rara saggezza e una matura spiritualità. Gli venne spontaneo così pensare a lei per quell’idea della fondazione: oggi si può dedurre – a fatti avvenuti – che la coincidenza, e l’ispirazione del Padre, fossero stati voluti veramente da Dio.
P. Tezza non mise tempo in mezzo. Le propose quella possibilità, prospettandole l’idea, la fondazione, lo spirito di San Camillo. Giuditta volle prender tempo per una risposta definitiva. Pregò, rifletté alla luce di Dio e finalmente accettò la proposta mettendosi a disposizione del P. Luigi.
Così, nell’umiltà e nel silenzio, P. Tezza dette vita alla sua fondazione. Col permesso dei superiori e l’autorizzazione del Cardinal Vicario, il 2 febbraio 1892, festa della Purificazione di Maria Santissima e anniversario della conversione di San Camillo de Lellis, Giuditta con due compagne, furono affiliate all’Ordine dei Ministri degli Infermi e ricevettero lo scapolare con la croce rossa.
Il Generale dei Camilliani, P. Giovanni Mattis, fu preside della cerimonia, prima della celebrazione della Santa Messa, che ebbe luogo alla casa generalizia della Maddalena, nella stanza dove morì San Camillo, trasformata in cappellina.
Le tre compagne presero possesso di un piccolo appartamento in Via Merulana, 141. Così, nella solitudine, nel silenzio, nella preghiera e nel lavoro, si preparavano a ricevere il santo abito, per poter diventare Figlie di San Camillo.
Nella festa di San Giuseppe, il 19 marzo del 1892, indossò l’abito religioso Giuditta che prese il nome di Suor Maria Giuseppina e divenne la prima superiora della piccola comunità.
E’ facile immaginare la gioia del Padre, delle sue prime Figlie e dei Camilliani presenti. Era nata una nuova Congregazione, con piccoli mezzi, nella povertà più estrema, ma con grande fiducia in Dio, nella Vergine Santa, in San Giuseppe, scelto a speciale protettore e sotto lo sguardo paterno di San Camillo de Lellis.


La Congregazione cresce e si diffonde
Come accadde per la Compagnia nascente di San Camillo così per la Congregazione delle sue Figlie, a Roma si sparse ben presto la notizia della loro squisita carità. Le vocazioni fiorivano; la piccola casa di Via Merulana divenne insufficiente. Un’abitazione più accogliente fu trovata in Via Giusti. Nel dicembre 1892 le Camilliane erano già 14. L’anno successivo aprirono a Cremona: lo spirito di San Camillo s’espandeva, dietro la guida oculata e prudente del Servo di Dio e della Confondatrice.
P. Tezza non manca di istruire le sue figlie. Ogni giorno tiene loro una conferenza sul carisma camilliano, sul modo evangelico, pratico e intelligente di accostare gli infermi. Nella sue ispirate esortazioni, era ricorrente l’invito di Gesù, che insegna a vedere nei più piccoli il suo stesso volto; inoltre suggeriva i modi di accostare i malati, d’impersonare e di emulare le sensazioni e gli affetti di una madre, che cura il suo unico figlio infermo.
Ma non basta un’istruzione approssimativa. Occorre anche una preparazione professionale; e le Figlie di San Camillo, spinte dal P. Tezza e da Madre Giuseppina, vengono inviate alla scuola “San Giuseppe” in Roma, per religiose infermiere. Pur tuttavia Padre Luigi ricordava sempre loro che, laddove era necessaria la scienza, doveva peraltro primeggiare l’amore e la carità.
Il 21 giugno 1909, il Cardinal Vicario Pietro Respighi, approvò le Regole e le Costituzioni delle “Figlie di San Camillo”, durante il Pontificato di Pio X, elevando l’Istituto a Congregazione di diritto diocesano.
Arrivavano intanto da diversi punti d’Italia richieste di fondazioni: dopo Cremona, Mesagne (Br), Rieti, Brescia, S. Bassano.
Il testo della “Formula di vita” che San Camillo dette ai suoi religiosi, fu lo stesso scelto da P. Tezza per le Figlie. Servire Cristo nei malati, evangelizzare con la carità, morendo a se stesso, per vivere in Cristo e Cristo Crocifisso. Una “formula” collaudata, che ha prodotto garanzie di santità: la Madre Giuseppina Vannini è stata beatificata da Giovanni Paolo II, il 16 ottobre 1994.


Un distacco che lo sublimò
I santi sono sempre passati attraverso il crogiolo della prova: è un evento ineluttabile poiché attraverso quella è passato anche il Maestro Divino, una prova che dopo un processo calunnioso, portò Gesù alla passione e alla croce. Dunque, è impossibile sfuggire – come discepoli – dalla “via dolorosa” del Maestro. Così il Servo di Dio, fu ingiustamente accusato all’Autorità Ecclesiastica. Avrebbe potuto difendersi e umiliare gli avversari: ma come Gesù, tacque e si affidò alla volontà di Dio.
Nel 1898, libero da ogni incarico di Consultore, ritornò in Francia a Lille. La lontananza dalle Figlie gli fu causa di sofferenza, ma non di abbattimento. Il suo conforto era sapere che la Congregazione cresceva in statura, grazia e santità; e di questo ne benediceva Iddio.
Accadde poi che nel Perù, in seguito a una politica ostile alle congregazioni religiose, la comunità dei Camilliani di Lima, viveva separata da Roma. Vi furono inviati come visitatori, P. Tezza e P. Ferroni. Essi con saggezza e autentico spirito religioso, riuscirono a riunirla all’Ordine; ma mentre P. Ferroni tornò in Italia, l’Arcivescovo di Lima invitò P. Tezza a restare per un consolidamento della comunità.
Fu un restare “provvisorio” di 23 anni, sino alla fine dei suoi giorni.
La Madre Giuseppina Vannini rimase sola alla guida della Congregazione. La corrispondenza da Lima era lenta e insufficiente, ma densa di fortezza e di autentica spiritualità. Il sacrificio del distacco di Padre Luigi, si mutò in offerta volontaria, affinché prosperasse l’Istituto, e le sue Figlie si mantenessero sempre nel buon spirito, per essere guardate dal Signore come la pupilla degli occhi suoi. Fu un’offerta gradita e accettata da Dio e dal P. Luigi vissuta in pieno sino alla morte.
E i frutti non mancarono. La croce di San Camillo sull’abito delle sue Figlie, si diffuse attraverso altre fondazioni, in Italia, in Belgio, e in Argentina. Oggi è una Congregazione affermata che opera in Europa, Asia, Africa, e America del Sud.


L’apostolo di Lima
P. Luigi Tezza, fu chiamato l’Apostolo di Lima.
Era un buon predicatore, soprattutto perché era anche un testimone. Con somma devozione celebrava la Santa Messa.
Si dedicava alla formazione dei giovani e alla direzione spirituale. Aveva infatti il dono dell’intuizione dei cuori e delle anime, per guidarle nelle vie della perfezione cristiana e religiosa. L’amabilità fu la virtù inseparabile nella sua vita. Soprattutto si sentiva unito al Signore ai piedi della croce; considerava le croci grandi e piccole come sommo e preziosissimo bene: “il vero ed inequivocabile contrassegno delle opere del Signore”.
Fu nominato confessore nel Seminario Centrale dell’Archidiocesi e di vari ordini di suore contemplative e di Congregazioni Religiose. Membro dell’Amministrazione dell’Archidiocesi, Consultore Episcopale nell’Assemblea dei Vescovi di Lima. Consigliere del delegato Apostolico, Mons. Pietro Gasparri.
Il suo portamento nobile, la sua disponibilità forte e mite fece sì che fosse paragonato alla statura di San Francesco di Sales.
Provato dalle fatiche e instancabile buon Samaritano, spirò santamente il 26 settembre 1923 a Lima, nella casa “Santa Maria della Buena Muerte”, circondato dai suoi confratelli.
Tutta la città ne fu addolorata: Padre Luigi Tezza, fu presto chiamato da tutti il santo di Lima.
Le sue spoglie, oggi riposano nella cappella della Casa Generalizia delle Figlie di San Camillo, a Grottaferrata (Roma).